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Cultura Asian
Ponte dall'alto

Sydney – day 1

Siete mai stati in una metropoli a misura d’uomo, di quelle dove cammini tranquillo, non senti la frenesia della vita che ti corre a fianco e ti supera senza voltarsi, dove ti puoi fermare se ti va perché c’è qualcosa di bello cui dedicare qualche secondo senza sentirti in colpa?
Io si, si Chiama Sydney e sta dall’altra parte del mondo. Più o meno per tutti, è un turbinio di colori, risate, sorrisi, grattacieli altissimi, spiagge, muscoli, bikini, giacche e cravatte, tacchi 12, fast food, tecnologia e antiquariato.
Ho detto di tutto e di più? Si, con consapevolezza. Sydney è proprio così, c’è spazio per tutti e per tutto.
È rinomata in tutto il mondo per “la vela”, l’Opera House, e il ponte di fronte ad essa. Ma nella realtà dei fatti seppur giovane, poco più che bicentenaria, vanta un numero sconsiderato di attrazioni, scorci, bellezze, angoli da fotografia e, soprattutto, altezze con panorami mozzafiato.
Persino la Metro, che dovrebbe essere un semplice mezzo sotterraneo senza granché di Appeal, ha del fascino per le sue particolarità.
Le spiego subito, così poi andiamo al pian terreno e dritti verso l’alto, senza tornare nei sotterranei della città.

metro

tessera Opal

 

 

 

 

 

 

 

È a 2 piani, comodissima, precisa, puntuale, veloce e pure pulita!!! Per prenderla si può utilizzare la Carta OPAL, ricaricabile. I viaggi sono abbastanza economici, in rapporto qualità/prezzo. Bisogna assolutamente ricordarsi di passarla sia in ingresso, sia un uscita, altrimenti rimane attiva e bisogna fare un mutuo per pagare la fee. Altro fattore di grande rilievo è quello socializzante. In metro se si è in 4 o 5 solitamente si cercano posti in cui ci si possa guardare in faccia. Beh, se a Sydney non li trovi, sposti lo schianale, in questo modo un sedile che guarda avanti diventa un sedile che guarda indietro, strepitoso.

Tornati in superficie, dopo aver ripassato la tessera Opal, si vedono i primi palazzi e i centri commerciali. Sono ovunque, nascosti tra i palazzi, spesso collegati con ponti aerei rigorosamente vitrei, ai bordi delle città, ad ogni lato della strada. Un piccolo paradiso dello shopping, devo dire molto castale: ai piani bassi le grandi catene, magazzini del consumismo a basso costo; salendo salgono qualità e prezzi, fino a raggiungere gli apici del fashion con tutte le marche Italiane: maglietta da 200$, scarpe da 500$ e via dicendo. A quanto mi han detto, nei centri commerciali si va a passare il tempo, pochi comprano. Funzionano invece benissimo i reparti food con la loro offerta “mondiale”. Proprio perché troviamo Asian food, American Burger, Italian pasta & Pizza, Sushi, Falafel e tutto il Greco. Direi che troviamo i cibi delle nazionalità con maggior densità popolativa sul territorio australiano. E no, niente canguri sui piatti dei centri commerciali, desolato.

Pasta

Centro commerciale

Si trovano anche spesso, nascosti da piccole entrate, interi piani di grattacieli dedicati al food. Nella foto “Rossini” presenta tutte le varietà di pasta Italiane in un ring del food. 70/80 metri di circonferenza per una quindicina di offerte ristorative diverse. Alla fine ho scelto pollo al miele, asiatico, che per il palato è qualcosa di divino.
Se l’Asiatico stuzzica, non si può assolutamente perdere “Spice Alley”, un piccolo quartiere nel quartiere, con una decina di cucine Asian: Thay, Jap, Koreana, Nepalese, tutto buono e qui i prezzi sono ottimi, perché sta nella zona universitaria. Gli studenti quindi in massa a mezzogiorno si fiondano sui piatti della tradizione dell’Est. Merita? Si, punto. Da provare.

A pancia piena si può iniziare a girare per la città, guardare il ponte e l’Opera House da ogni angolazione, scoprirne la magia. Sydney tendenzialmente è una città calda, per cui vale la pena portarsi dell’acqua e poca roba addosso. Io con il mio zaino da 8 kg di attrezzature un po’ la soffro, ma fa bene a smaltire tutto quello che mangio in giro per le città!
Arrivando dal lato opposto dell’Opera House, si vedono la stessa e il ponte dalla parte del luna park, con il suo ingresso terrificante.

Luna Park

Bridge & Piscina Olimpica

 

 

 

 

 

 

 

Non sono entrato al luna park, anche se l’ingresso mi ispirava non poco, per questioni di tempo sia atmosferico che cronometrico. Mi sono invece diretto al ponte, per arrivare poi all’Opera House.

Imponente, davvero. Camminarci guardandosi intorno regala bellissime sensazioni, amplificatili salendo sopra la torre in fotografia. Aperta al pubblico, costa pochi dollari di fee d’ingresso. Ne vale la pena, sia per avere la visuale di Sydney dall’alto e sia perché all’interno c’è un mini museo della sua costruzione. Correvano gli anni 50/60, dell’800. Non c’erano strumentazioni futuristiche di sollevamento, imbracature o argani vari, c’era la forza lavoro degli immigrati che, in giacca e camicia, issavano ponteggi e sollevavano travi di ferro. Bellissimo il momento in cui i due lati del ponte si congiungono al centro ed il ponte è così fatto.

É addirittura possibile salire al top della struttura del ponte, con qualche dollaro in più. Si viene imbragati e assicurati, non si possono portare fotocamere, selfie stick, cellulari, perché tra vento e altezza è davvero pericoloso. Una di quelle in situazioni in cui te la devi godere e a casa lo puoi solo raccontare. In Australia succede spesso, peraltro, e trovo che sia una bellissima cosa.

Opera House

Ponte

 

 

 

 

 

 

 

Appena scesi finisce il ponte e ci si ritrova in un’area “storica”, per quanto storico in Australia voglia dire massimo 300 anni.

on the top

red bricks

Le costruzioni non sono ultramoderne ma nel classico stile inglese, alzate red brick dopo red brick ( MATTONI n.d.r.).
Ma basta alzare lo sguardo per restare a bocca aperta. Forse è lo stesso senso che può dare New York, ma a Sydney fa caldo 😉

 

 

 

 

Fin qui tutto tranquillo, ma anche dopo. Ci si trova all’attracco delle navi da crociera del sud est asiatico, a 300 metri dall’Opera House, in mezzo a un turbinio di persone e turisti. Se fino ad ora puoi aver incontrato 100 persone, ne incontrerai altre 100 ogni 5 passi!
Sydney è enorme e, dopo il centro, questa è la zona più trafficata. É il centro nevralgico dove si possono prendere traghetti per girare attorno all’opera house o per arrivare al Sydney Harbour, dall’altro lato del ponte.
Se di giorno è uno spettacolo, la notte è una meraviglia. Le luci dei grattacieli, gli uffici sempre illuminati a garantire la presenza scenica, il ponte, le vele dell’Opera House, i furetti che illuminano le palme lungo il percorso, tutto concorre a dipingere un quadro di una suggestione unica.

Lungi da me tralasciare un riferimento agli artisti di strada, un’icona della città. Bravissimi, incredibili nello stile e nelle performance. Li senti da lontano, i musicisti, e già ti incantano. Sai quando qualcuno mette il cuore in quello che fa, quella cosa che va oltre la fame e il bisogno di spicci, e le vibrazioni arrivano fino al tuo, di cuore? A Sydney questo succede.
Questo perchè? Da buon curioso ho ottenuto una risposta a questa domanda. Quando a casa ai genitori viene detto dai figli: VOGLIO SUONARE LA CHITARRA E CANTARE PER STRADA, i genitori rispondono: BENE, TI COMPRO LA CHITARRA E LA CASSA, ma voglio che ti impegni e lo faccia bene. E così fanno. Poi che vada bene o male, l’importante è che ci si abbia provato, con il cuore. É proprio vero, sono fuori dal mondo rispetto agli altri, ma anche in questo caso, in meglio!

Bella da un lato, bellissima dall’altro. Non finisce tutto con l’Opera House, anzi. Un parco, ampio e vissuto, ben tenuto, che si attraversa comodamente tra all’ombra dei grattacieli.

La pace e la città a misura d’uomo di cui parlavo in apertura, eccola qui.
C’è una cosa da sottolineare: non sanno fare i cocktail. A parte alcuni posti, che se volete vi suggerisco via mail (travel@bento.it), è difficile bere bene. E sono pure lenti, penso di aver passato una ventina di minuti buoni ad aspettare un mojito, acqua.
Però che spettacolo, mi ripeto, l’Opera House di notte.
Dall’altra parte del ponte, c’è l’harbour, dicevo, ma ne parlo nel prossimo articolo, mi sto dilungando.

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