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Ayers Rock: Uluru E Kata Tjuta

Ayers Rock: Uluru e Kata Tjuta

Alba

Se si ha che fare con il jet lag, l’Outback e le escursioni non aiutano di certo a riprendersi. La sveglia suona mediamente alle 3.30 di mattina, che per un europeo sono mediamente le 20 della sera prima, fa strano solo a leggerlo. Vedere l’alba è comunque uno spettacolo che merita la levataccia, sia su Uluru che su Kata Tjuta anche se, a mio umile parere, lo spettacolo più bello è sempre dalla parte dove il sole sorge, la montagna si colore, è vero, ma i colori del cielo ad est, sopra il deserto, sono eccezionali. Stessa cosa per il tramonto, come si vede in qualche fotografia qui.
Le due montagne sono due meraviglie, come lo sono alba e tramonto, quindi in ogni caso vederli merita.

Come dicevo, chilometri e chilometri di nulla, in una zona semiarida per cui ricoperta di cespugli e un discreta quantità di alberi a racide molto profonda, e questi due giganti. Sembra appoggiati lì come a dire: “c’è tanto spazio, è un po’ monotono, diamo movimento”.
Le guide ogni viaggio spiegano che la formazione di questi due massicci è datata qualcosa come 15 milioni di anni e riconducibile alla pressione esogena delle zolle terrestri, pare infatti che quello che vediamo non sia che la punta di un “iceberg” di terra rossa, spinto in superficie delle spinte.

alba su Uluru

Il cielo all’alba

Con una calamita, passata vicino al terreno, si può constatare di quanto metallo siano composte le rocce.
Altre teoria, altrettanto scientifica ma “meno provata” è che queste due rocce siano il meteorite che colpì la terra e causò la distruzione di Pangea e l’allontanamento dei continenti, nonché l’estinzione dei dinosauri. Dicono che questi massicci siano formati anche da metalli non presenti sulla Terra ma più simili a quelli che si riscontrano nelle analisi dei detriti spaziali o di piccoli meteoriti.
Ultima teoria è quella del regalo dei padri del cielo, di cui narrano le leggende degli aborigeni australiani, gli alieni che vennero e donarono queste Uluru e Kata Tjuta, e ancora oggi ci tornano facendo sparire persone. Questa fa molto Discovery Channel, ma la cito per completezza.
La teoria del meteorite mi viene avvalorata dalla presenza dei buchi sulle rocce, come copi presi da altri piccoli meteoriti.
Sta di fatto che, a parte la teoria sulla formazione, queste due montagne sono immense e sotto di esse ci si sente davvero piccoli e affascinati. Non si capisce la vera dimensione finché non ci si è sotto o dentro, dato che non esistono riferimenti circostanti.
A tratti liscia, quasi inscalabile (e non conviene nemmeno provarci, perché sono molto severi con chi non rispetta le leggi e i luoghi sacri), a tratti ricorda la corteccia degli abeti, a scaglie.
Il silenzio che risuona ovunque è assordante, qualche stridio di uccello lo rompe per un’istante con poca frequenza, tutto porta ad ammirare, contemplare e vivere la magia di questo luogo.
La storia, la sacralità del luogo, le abitudini degli aborigeni e la loro storia, i loro dei. Tutto colora Ayers Rock di magia e rende la visita affascinante, tanto da farti entrare con il desiderio di vedere questa meraviglia unica e lontana e farti uscire sì felice per esserci stato ma entusiasta per tutto quello che ci sta intorno.
È un viaggio lungo, impegnativo, richiede ore e ore di pullman, sveglie ad ore innominabili e giornate dedicate solo a questo, ma ne vale la pena.

Il cielo stellato sopra il deserto

Ho avuto anche il piacere di cenare sotto le stelle, e vedere per la seconda volta il firmamento subequatoriale. L’ho gustato con il primo assaggio di carne di canguro e devo dire che me l’aspettavo diversa, gommosa, invece è mangiabile e, seppur leggermente selvatica nel gusto, piacevole. Anche in Australia il vino è buono, sia rosso che bianco; sono davvero ottimi produttori. Vendono delle borracce termiche molto comode e carine che tengono l’acqua fresca a lungo, ideali per escursioni come il Kings Canion di cui parlerò nel prossimo post.

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